Un possibile motivo per il prezzo basso del petrolio

Dopo alcuni anni di sostanziale stabilità, in cui il prezzo del petrolio oscillava attorno ai 110 dollari per barile, a partire dal giugno 2014 il prezzo è crollato scendendo di quasi il 70%.
Vi ricordate quando si parlava di esaurimento delle riserve di petrolio? Tutte le stime fatte in passato si sono sempre rilevate sin troppo negative: nonostante i consumi non siano diminuiti la stima delle riserve petrolifere aumenta di anno in anno fino ad arrivare ai circa 60 anni stimati attualmente.
E vi ricordate quando si temeva la crescita dell'inflazione e l'aumento del prezzo del petrolio? Quanti anni sono passati?
Ora ci si lamenta del contrario e se la BCE cerca di far riprendere l'inflazione tramite il quantative easing, l'Unità scrive Cinque motivi per cui il crollo del prezzo del petrolio spaventa l’Europa
Il crollo del prezzo del petrolio sembra sia uno dei fattori principali della crisi che sta attanagliando la borsa negli ultimi giorni ed è questo uno dei cinque motivi citata dall'articolo dell'Unità.

Ma l'ex organo ufficiale del PCI non cita  fra gli altri quattro motivi quello che potrebbe essere a lungo termine uno dei maggiori effetti negativi del basso prezzo del petrolio:
le energie alternative sono molto frenate da tale fattore, soprattutto quando il loro sviluppo è legato a fattori economici: troppo spesso il confronto è improponibile se il prezzo degli idrocarburi è così basso (e spesso sono solo la tassazione, le vituperate accise e gli incentivi fiscali a tenere vivi alcuni settori delle energie alternative).

Il problema vero è però quello ambientale, legato all'inquinamento in generale, ma in particolare all'aumento della temperatura media della terra, causa dall'immissione nell'atmosfera di gas responsabili dell'effetto serra, fra i quali anidride carbonica e metano conseguenza della combustione di combustibili fossili.

Se le energie verdi frenano è sempre più difficile mantenere gli obbiettivi del protocollo di Kyoto e
se la crisi finanziaria indebolisce gli stati, crisi alla cui base c'è anche il basso prezzo del petrolio, gli stati stessi hanno maggiori difficoltà a finanziare gli obbiettivi imposti dal protocollo di Kyoto, riduzione dei gas serra e incremento delle superfici verdi.

Tutti a quanto sembra vorrebbero un prezzo del petrolio più alto degli attuali valori che però, il meccanismo di domanda offerta non riesce al momento a sostenere, soprattutto perché mancano accordi fra i produttori e quindi continua la corsa al ribasso.

A questo punto diamo anche spazio ad un'ipotesi complottista: e se una parte dei produttori, stessero invece facendo cartello per mantenere il basso il prezzo dell'oro nero?
E se si qual è il vero obbiettivo?
Vogliono mettere in ginocchio la Russia? Non credo che gli obbiettivi possano essere paesi come l'Iran o la Nigeria.

E se invece l'obbiettivo fosse quello di frenare lo sviluppo delle energie alternative tradizionali?
Eolico, fotovoltaico, sfruttamento delle biomasse possono rappresentare un concreto pericolo per l'industria del petrolio? Io non credo che andranno mai oltre una marginale concorrenza.

Cosa potrebbe spaventare i petrolieri se non l'idrogeno, che si può estrarre dall'acqua, anche da quella di mare, risorsa praticamente infinita ai fini del fabbisogno energetico dell'umanità.

Se però guardiamo alle tecnologia più consolidate costa troppo estrarre l'idrogeno dall'acqua, sembra più un alternativa alla batterie elettriche come fonte di stoccaggio dell'energia che una fonte di produzione energetica.
E qual'è il modo più economico di produrre idrogeno? Su scala industriale la maggior parte dell'idrogeno viene prodotta dal metano tramite un processo chiamato steam reforming.

Ma non sono i produttori di gas naturale i veri nemici del presunto cartello che tiene basso il prezzo del petrolio. Potrebbe essere la fusione nucleare a spaventare le industrie petrolifere?

Segnalo un articolo pubblicato sul prestigioso Financial Times che fa una breve carrellata sulla fusione nucleare: Hope springs eternal for nuclear fusion breakthrough, da cui ho tratto alcuni spunti.

Le tradizionali ricerche sulla fusione nucleare, dove Tokamak e Stellarator si fronteggiano con macchinari giganteschi realizzati grazie a investimenti pubblici dell'ordine di miliardi di Euro, con giganteschi magneti superconduttori che hanno il compito di confinare il plasma termonucleare, una sorta di piccolo sole in miniatura. Purtroppo queste ricerche non sembra riusciranno a produrre energia a buon mercato prima dei prossimi 30,40 anni.

Sempre nel settore del termonucleare ci sono dei gruppi privati che sempre tramite l'utilizzo di magneti superconduttori, ma utilizzando macchine molto più piccole, sperano di arrivare prima all'obbiettivo. Altri invece stanno lavorando su di una tecnologia diversa, quella del confinamento inerziale. Nessuno però sembra davvero vicino all'obbiettivo della fusione nucleare controllata se non per brevissimi istanti.

Nel 2014 ha creato un certo scalpore e scetticismo l'annuncio dell'azienda aerospaziale Lockheed Martin che ha annunciato di stare lavorando ad un reattore nucleare compatto che dovrebbe vedere la luce entro un decennio, i primi prototipi entro 5 anni, quindi il 2019,  ma l'azienda non ha fornito alcun elemento per supportare tale affermazione. In un comunicato hanno affermato che il loro approccio utilizza le diverse tecnologie note di confinamento magnetico prendendo il meglio da ciascuna di essa.
Non penso sia però la solida  Lockheed Martin l'obbiettivo del cartello che vuole tenere basso il prezzo del petrolio, industria che non viene danneggiata (almeno credo) da tali manovre al ribasso e che dovrebbe avere abbastanza fondi per portare avanti le sue ricerche.

Ma allora Quali energie alternative sono l'obbiettivo del ribasso del petrolio?

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