Consigli per la lettura: Voi siete qui di Matteo Caccia - ebook

È un periodo che ho poco tempo per leggere o quanto meno ci dedico poco tempo: in linea di massima in sala d'attesa o a letto prima di addormentarmi.

In questi casi una raccolta è l'ideale anche se un bel romanzo avvincente potrebbe spingere a leggere di più.
Volevo comunque segnalarvi un piccolo ebook, che sto leggendo, e che nasce da una trasmissione radiofonica di Radio24: Voi Siete Qui, di Matteo Caccia, un programma in cui gli ascoltatori partecipano con il racconto di un episodio realmente accaduto della propria vita. Ogni giorno Matteo racconta la storia di un ascoltatore accompagnato da uno o più brani.

"Ogni storia è un punto rosso su una mappa, che racconta chi siamo, e da dove veniamo. Leggerlo è come riaprire vecchie bobine di film di famiglia dimenticate in cantina. Qui si raccolgono 100 racconti andati in onda nella prima stagione, storie brevi come dei cortometraggi, storie d'amore, adolescenza, ricordi di infanzia, malattie e rinascite, amici perduti e donne ritrovate." (dalla sinossi del libro)
Nell'ebook per ogni storia viene suggerita una colonna sonora, che volendo si può ascoltare, dopo averla magari cercata su Youtube (o dove vi pare), mentre si legge.

Il motivo per cui vi suggerisco questo ebook è perché molte di queste storie "fanno stare bene", fanno sorridere, commuovono: non tutte, dipende anche dalla propria storia di vita personale e dalla propria sensibilità, ma molte di sicuro si.

Ve ne propongo una e vi evito
la fatica di cercarvi il brano :)

Io, Beppe e il sapore dell’acqua
(11 ottobre 2011)
The Cave – Mumford & Sons
Massimiliano Arbini


Ci sono dei giorni, in cui il Ticino ci chiama. Sono quei giorni, che corrispondono allo scioglimento delle nevi, generalmente compresi tra la fine di maggio e l’inizio di giugno. Io scendo in bici, Beppe, anzi, il Beppe, di solito, è già lì. Il Ticino è il posto in cui ho passato le estati di gioventù. È il posto in cui mi sento ancora un ragazzino con la paura e il coraggio di tuffarsi nell’acqua scura che ti trascina chissà dove.
Siamo di fronte alla paladella, un cuneo di circa duecento metri in granito, che separa le acque del fiume Ticino dal Naviglio Grande. In estate, possiamo camminarci sopra, oggi ci sono almeno cinquanta centimetri d’acqua. “Domani anche di più, porta le pinne.” Mi dice Beppe.
Sono le sei di pomeriggio, ma il sole è ancora alto. Siamo in piedi, di fronte alla paladella, c’è almeno un metro e mezzo. Ho le pinne. Percorriamo il prato a monte, fin dove è possibile tuffarsi. È ancora molto fredda, e ha il sapore della neve, come solo in questi giorni di tarda primavera. Faccio quattro bracciate decise e guardo Beppe. Lui ha già tagliato un un po’, la corrente è molto forte e ci trascina più a valle. Lo seguo. Sono al limite della paladella, tra pochi metri l’acqua che il canale non sopporta si riversa nel letto del fiume, scivolando sul granito formando una serie di cavalloni e vortici. mi accorgo solo adesso, che i miei occhi, a due tre centimetri dal pelo dell’acqua non vedono le spume dei flutti che si rifrangono dieci, venti metri più sotto. Il rumore è sempre più assordante. Ecco il punto di non ritorno. Ecco, se non sapevo cosa fosse, adesso è davanti a me, e questo si che è ben chiaro. Non mi ci sono mai davvero trovato di fronte ad un confine come questo. Il confine dopo il quale non si può tornare indietro. O forse sì a semplicemente non me ne sono accorto, era nascosto e non ci ho fatto attenzione. Solo ora però immerso in questa corrente che mi stravolge riesco a percepirne il fascino. non ci sono abissi in cui sprofondare qui, non c’è vuoto in cui buttarsi, tutto è pieno, l’acqua è corre così forte che sembra quasi solida, eppure questa corrente, questo vortice ha un fascino terribile che sa di ultima possibilità.
La forza della corrente non mi permette di riattraversare il canale. Esito un istante, incrocio lo sguardo di Beppe e sono dentro. Sono dentro uno spumone lungo almeno cento metri. Sento il mio corpo come se non fosse più il mio, come se l’acqua se lo fosse preso per sé. Devo mantenere la calma, e fare le cose semplici. Trattengo il fiato. Quando sono sopra respiro, quando sono sotto no. È semplice. È bellissimo.
Alzo gli occhi e lo vedo, è un mulinello enorme, sarà largo 3 o 4 metri, o forse meno, ma da qui sembra larghissimo. Devo stare attento a non farmi trascinare nel mezzo, devo riuscire a prendere il giro e farmi sparare fuori. Se la corrente mi trascina in mezzo rischio di spiaggiare in Piemonte, un chilometro più a sud, con un chilometro di sassi da percorrere a piedi nudi per tornare indietro. Gli spumoni si sono calmati e con due bracciate mi tengo all'esterno del mulinello e come in uno scivolo prendo il giro che mi fa tornare a monte. Vedo il Beppe già vicino al muretto un colpo deciso e lo raggiungo. Un toboga naturale senza uguali, una lotta contro le forze della natura. Di quel giorno ricordo quel vortice, l’incontro con il Beppe, una specie di maestro, e quella discesa per sentirsi un po’ più grandi in un periodo in cui l’acqua ha il sapore della neve.

 * * * * * * * * * * *  FINE  * * * * * * * * * * *

E vi propongo anche un video con Matteo Caccia che racconta una delle storie:
Non sono un super eroe (18 novembre 2011
Kurt Vile - Peeping Tomboy
Federico Bernocchi

Questo ebook lo potete scaricare gratuitamente in formato Kindle da Amazon ed in formato epub da Street Lib Store



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