venerdì 29 gennaio 2016

Da una foto si potrà risalire alla fotocamera che l'ha scattata

Vecchia bozza pubblicata per errore tramite app Blogger (malfunzionante)
vedi anche
http://www.hwupgrade.it/news/multimedia/17159.html

La notizia è di cerca un mese fa, rilanciata di recente da un servizio della RAI.
Un articolo su Repubblica, parla del lavoro di un team di ricerca italiano che sta mettendo a punto un software che permette di confrontare velocemente una data foto o video ed una dato dispositivo (fotocamere, smartphone, etc).

Parte nel 2009 il progetto italiano CHI (Camera Hardware Identification), del Dipartimento Informatico dell'Università di Salerno, con l'obbiettivo di realizzare una serie di strumenti informatici capaci di determinare se una certa foto sia stata o meno scattata da una determinata fotocamera.


dell'Università di Roma e della Seconda Divisione della Polizia postale. 



Come da un proiettile si può risalire alla pistola che ha sparato, così da una foto o da un video si potrà risalire alla macchina fotografica (o altro dispositivo) che lo ha generato, con una precisione, al momento del 75%.

 questi giorni è la messa a punto di una tecnica che permette di risalire agli autori di una foto o di un video digitale, o quanto meno di stabilire se un determinato dispositivo ha generato quel video o quel filmato.


Il progetto è stato portato aventi da un team di ricerca italiano a cui hanno preso parte il Dipartimento di Informatica dell’Università di Salerno, l’Università di Roma e la Seconda Divisione della Polizia postale.

Ogni macchina fotografica digitale ha un sensore ottico che riceve la luce proveniente dalle lenti e la converte in immagine. Il sensore ottico, solitam
per raccogliere la luce e convertirla in immagine; il chip in esso contenuto, composto da strati di "wafer" di silicio, è unico per ogni oggetto, a causa delle minuscole disomogeneità nella costituzione di questi strati. Questo significa che ogni macchina interpreta le immagini in modo lievemente diverso: in gergo tecnico si chiama PNU, Pixel Non-Uniformity, e fa sì che ogni sensore produca delle minuscole aberrazioni nelle foto che scatta.

Il segreto di CHI è che le aberrazioni sono uniche per ogni macchina, e conoscendole in anticipo è possibile, a partire da una foto, scoprire quale macchina l'abbia scattata. Trattando la foto con appositi filtri è possibile anche isolare il "rumore" del PNU, così da identificare più facilmente l'impronta digitale. Per ora, la tecnica ha una percentuale di successo del 75% circa, e quel restante 25% è di solito "colpa" di eventuali trattamenti di post-produzione e manipolazione a cui è stata sottoposta l'immagine, che rischiano di cancellare o rendere di difficile identificazione l'impronta."

Cercando sul web risulta presto evidente che tale problematica è da tempo nel mirino degli studiosi nonché delle forze dell'ordine.

E' del 2001 il seguente documento:
Methods for identification of images acquired with Digital cameras (articolo integrale)

"Dalla corte abbiamo ricevuto la domanda se fosse possibile determinare se un'immagine è stata fatta con una specifica fotocamera digitale. La domanda necessita di una risposta in un caso di pedo pornografia dove è necessario stabilire se una certa foto è stata fatta con una specifica fotocamera.[...]"

Da tale documento appare evidente che c'erano diversi limiti all'analisi forense nel settore ma, fra i vari metodi di possibile analisi, si cominciava a parlare di 'rumore' introdotto dalla matrice di pixel del sensore e notano che esiste una differenza del livello di rumore fra due fotocamere Sony Mavica.

Nel 2005 l'egiziano Nasir Memon del Politecnico di New York pubblica, con S. Bayram, H. Sencar,   I. Avcibas, un documento in cui si cerca la relazione fra un'immagine e la fotocamera che l'ha scattata  attraverso lo studio degli algoritmi proprietari di interpolazione che trasformano i dati provenienti dai sensori (a cui l'immagine reale arriva scomposta nei colori primari da un CFA, Color Filter Array) nei colori dell'immagine

Sempre nel 2005 la ricercatrice informatica Jessica Fridrich, con i colleghi J.  Lukas e M. Goljan della Binghamton University aveva pubblicato un documento dal titolo  Digital "bullet scratches" for images  dal cui abstract leggiamo:
"Il problema indagato in questo documento è l'identificazione del sensore utilizzato per ottenere una data immagine digitale. Si dimostra che la componente a frequenza medio-alta del rumore del sensore è l'equivalente delle "striature del proiettile" per le immagini digitali e può essere utilizzato per un'affidabile identificazione forense. [...]"

Degli stessi autori il seguente Digital Camera Identification from Sensor Pattern Noise (articolo integrale) in cui si parla anche di eventuali metodi per evitare la possibile identificazione

E' soprattutto la Fridrich a proseguire il lavoro in quest'ultima direzione con diverse altre pubblicazioni negli anni seguenti, come Digital image forensics (solo abstract) del 2009

Parte proprio nel 2009 il progetto italiano CHI (Camera Hardware Identification), del Dipartimento Informatico dell'Università di Salerno, con l'obbiettivo di realizzare una serie di strumenti informatici capaci di determinare se una certa foto sia stata o meno scattata con una determinata fotocamera.


Vedi l'articolo su Repubblica:
Arriva la balistica digitale: una nuova tecnica per scoprire gli autori di foto e video incriminati
,

Se ti è piaciuto quello che hai letto o l'hai trovato utile e/o interessante lascia un segno del tuo passaggio: condividi sui social o lascia un commento. Grazie!

0 commenti:

Posta un commento

Ringrazio tutti quelli che vorranno lasciare un commento o che seguiranno o sottoscriveranno il mio blog. Il linea di massima cercherò sempre di ricambiare.
Nel caso vogliate fare delle richieste o dei commenti off-topic ossia non collegati all'argomento dell'articolo, vi sarei grato se li postate sulla pagina Facebook del blog. Grazie!
Ho dovuto purtroppo attivare la moderazione a causa di alcuni commenti offensivi nei confronti di terzi.