mercoledì 11 dicembre 2013

Fusione fredda: cosa aspettarsi?

ECAT industriale da un MW
La principale promessa della fusione fredda è la realizzazione di reattori ad energia nucleare piccoli che non generino scorie nucleari.
La gestione delle scorie nucleari e lo smaltimento e dei vecchi reattori sono il principale fattore economico che sta portando allo spegnimento di un numero sempre maggiore di reattori nucleari  a fissione.
Esiste inoltre un rischio sicurezza elevatissimo, come dimostra la catastrofe nucleare di Fukushima, connesso prevalentemente ad una errata gestione combinata con un evento naturale catastrofico di eccezionale gravità.
Per quanto riguarda i reattore a fusione sono ancora allo stadio ipotetico, in quanto il contenimento del plasma a temperature e pressioni tali da poter permettere la fusione in maniera continuativa è ancora un problema irrisolto.

Una sempre più concreta speranza arriva dalla fusione fredda e dalle reazioni nucleari a bassa energia, LENR (Low Energy Nuclear Reactions). In effetti i due termini si possono considerare sostanzialmente sinomini in quanto il nuovo termine è stato coniato per sfuggire dallo scetticismo connesso agli esperimenti di Fleischmann e Pons.

Ci sono in questo momento due progetti di matrice italiana che sembrano usciti dalla zona d'ombra.

L'ECAT (Energy Catalyzer)  di Andrea Rossi è già in fase di commercializzazione. Vengono accettati ordini  (se il cliente finale risponde ad alcuni requisti) per l'unità da 1MW che viene venduta a un milione e mezzo di Euro e che dovrebbe essere consegnata entro quattro mesi, mentre per l'ECAT da 10kW esiste solo una lista d'attesa.
L'unità pià grande, una specie di container riempito da un centinaio di unità più piccole, ognuna contenente tre reattori.  Dovrebbe produrre 1MW con un consumo di energia di 200 kW.

Molti comunque ancora i dubbi sul suo effettivo funzionamento da parte della comunità scientifica, in quanto l'ing Rossi, per motivi di segretezza industriale, non ha mai rivelato l'esatto funzionamento del suo reattore.
I test effettuati a dicembre 2012 e a marzo 2013 all'università di Upsala in Svezia, hanno dimostrato una produzione di energia di alcuni ordini di grandezza superiore a quella generabile con fonti di energia chimica.
Ma tali test non sono replicabili dalla comunità scientifica proprio per le pretese di segretezza di Andrea Rossi e nello studio pubblicato relativo al test molti esperti rilevano errori procedurali.

Ma è possibile che l'ing. Rossi sia solo un truffatore (o un illuso) che vuole vendere apparati industriali che non funzioneranno? O spera di trovare il modo di farli funzionare nei prossimi mesi?

Un approccio completamente diverso, di tipo open source, ossia i cui risultati sono consultabili a tutti gli studiosi, è quello del prof. Francesco Celani, che di recente ha ottenuto la pubblicazione di un suo articolo sulla rivista Chemistry and Material Research, rivista che di tipo peer review, che vuol dire gli articoli pubblicati vengono valutati da esperti in materia, condizione che la maggioranza del mondo scientifico ritiene indispensabili per la validità di una pubblicazione.
In tale articolo il professor Celani, afferma che la costantana  [una lega metallica composta di rame (60%) e di nichel (40%)], la cui geometria sia stata opportunamente modificata, è un ottimo candidato alla generazione di calore anomalo sia per la semplicità delle nano strutture utilizzate che per l'utilizzo di materiali a basso costo.
Il prof. Francesco Celani

Sul sito del prof. Celani - http://www.francescocelanienergy.org -  si legge:
Il Prof. Francesco Celani è Primo Ricercatore dell'Isitituto Nazionale di Fisica Nucleare di Frascati (INFN), e vPres. della Societa Internazionale di Scienze Nucleari e della Materia Condensata (ISCMNS).
Francesco Celani è arrivato allo studio della "Fusione Fredda", LENR, per "diffidenza", come Lui stesso ci racconta. (Egli infatti ha fatto sempre proprio lo "scetticismo metodologico", di Renato Cartesio, ecc), ed è sempre anche stato ispirato anche il desiderio di "verità"...

Personalmente  credo che nella fusione fredda, nell'LENR, ci sia il futuro dell'energia a basso costo. Sono anche convinto che tali dispositivi diverranno anche miniaturizzabili, forse anche della grandezza di batterie stilo o di quelle per telefoni.
Non mi stupirei se da un giorno all'altro una qualche multinazionale annunciasse di aver depositato un brevetto in merito lanciando al contempo sul mercato una serie di dispositivi che rivoluzioneranno tutti i settori tecnologici, come batterie per computer che durano mesi o automobili elettrica che potranno compiere migliaia di chilometri con una ricarica di nichel e idrogeno.
Per ora sono solo sogni o se preferite profezie ...
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